Monastero Ortodosso di San Serafino di Sarov

l Monastero Ortodosso di San Serafino di Sarov sorge sui primi declivi dell'Appennino Tosco-Emiliano in Lizzanello-san Felice

La fondazione risale al 1985 e si propone di creare un centro di testimonianza e di sviluppo della fede Ortodossa comune, nel primo Millennio, ad Oriente ed Occidente.
Presso il Monastero funziona una Scuola Teologica intitolata a San Gregorio Magno.

Il Monastero appartiene all'Associazione dei Cristiani Ortodossi in Italia (Giurisdizioni Tradizionali) - Ente Morale riconosciuto con Decreto del Presidente della Repubblica Italiana del 14 Gennaio 1998.

[01/07/14]   Nella pagina "Facoltà Teologica Ortodossa San Gregorio Magno tiverete il programma del primo dei SEMINARI DI ALTA FORMAZIONE, aperti a tutti, di questo nuovo anno. Andate a visitare la pagina!

[01/05/14]   ENCICLICA per il Natale del Signore del Mertropolita CIPRIANO II di Oropòs e Filì

Tutti i Parroci sono tenuti a leggere lentamente e con attenzione i due testi che seguono dopo il Santo Vangelo al posto dell’Omelia. Possono dopo, se vogliono, aggiungere poche parole di augurio.

Carissimi fratelli e sorelle e figli miei,
Cristo è nato per noi nella nostra carne mortale per renderci partecipi della Sua Divinità. Dio si è fatto uomo perché l’uomo possa diventare dio per grazia, è questo lo scopo della economia divina per la nostra salvezza.
In questo Natale dell’anno del Signore 2013/2014 ho deciso di non scrivere una mia Enciclica natalizia, ma di proporre a tutti voi, come fosse anche mia, la prima enciclica del nostro nuovo Metropolita Cipriano II° del quale condivido pienamente il pensiero e l’intenzione. Ascoltatela, leggetela, meditatela con grande attenzione. Per bocca del Vescovo è Cristo che ci parla e chiama ad un approfondimento della nostra Fede ed a una crescita nella Vita Cristiana.
Sia questo, mentre iniziamo l’anno giubilare per i dieci anni della nostra Eparchia ed Esarcato, l’augurio più sincero e paterno del vostro

+ Indegno vescovo Silvano

Enciclica per la festa della Natività del nostro Salvatore Cristo
«Cristo è sulla terra, elevatevi»
Nostro Progenitore • Nuovo Inizio • nostro Fratello

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo :
L'incoraggiante e fiduciosa esortazione della nostra Santa Madre Chiesa, più attuale che mai, si sente ancora una volta oggi «come la voce di molte acque»:
«Cristo è sulla terra, elevatevi!»
Cristo, nostro Signore e Dio, l' Unigenito Figlio e Verbo di Dio, è già sulla terra e in mezzo a noi .
L'increato, per mezzo della Theotokos e per l'azione del Santo Spirito, ha assunto il creato, la natura umana. Egli è divenuto uomo perché noi diventassimo dei per grazia .
L'Amore Divino lo ha condotto a un "esodo" fuori di sé, in modo da trovare ciò che era stato perduto, per abbracciarlo teneramente in un'unione eterna, e condurlo a Dio Padre. Egli è venuto nel mondo per offrire se stesso come un Agnello immacolato al Padre .
Egli si è fatto carne, Egli si è incarnato così da divenire progenitore di un Popolo Nuovo, una Stirpe Eletta che è una Nazione santa, regale, sacerdotale e profetica : la stirpe cristiana, quanti, cioè, sono stati battezzati nel nome del Padre, del Figlio e del Santo Spirito, nel Nome della Santissima Trinità .
Oggi, quindi , celebriamo un Nuovo Inizio; oggi celebriamo la nostra partecipazione a questo Nuovo Inizio, che è, in sostanza, lo stesso Cristo nostro Salvatore. Oggi, siamo chiamati a fare un nuovo inizio noi stessi, ripristinare il nostro rapporto misteriologico con Cristo nostro Dio, ed essere rinnovati nella Luce e nella gloria della Tuttasanta Triade.
***
Ma perché, miei cari fratelli e sorelle in Cristo, sono richiesti a noi cristiani ortodossi questa restaurazione, questo rinnovamento?
Tre sono le ragioni fondamentali che dimostrano con perfetta chiarezza la necessità di questo rinnovamento:
In primo luogo, è necessario ad ogni fedele personalmente, ma anche a tutti insieme collettivamente, confessare con sincerità e pentimento che stiamo tradendo, sia pure inconsapevolmente o inconsciamente, il nostro essere santificato e sacerdotale, i nostri carismi, la nostra natura regale e profetica.
In secondo luogo, siamo responsabili e colpevoli per il dato sociale sempre più dominante di abbandonare il nostro prossimo, la "Teologia del Prossimo", la preoccupazione per gli altri, il sacrificio di sé per il fratello hanno tutti assunto un ruolo marginale nella nostra cosiddetta coscienza cristiana.
In terzo luogo, siamo profondamente colpevoli, anche semplicemente per la nostra passività e inerzia dinanzi al fenomeno agghiacciante dell'estrema profanazione – e questo a livello collettivo – della santità della persona, immagine di Dio, nel nostro ambiente sociale .
Possiamo in questo giorno comprender più profondamente questo nostro triplice compito, se riflettiamo sul fatto che, come San Nicola Cabasilas scrive così bene e profondamente , «Egli», Cristo, «si abbassò a terra e trovò la sua immagine.»
Dio si è fatto carne e continua , nella Divina Liturgia, a farsi carne, in modo da permettere a noi di contemplare la sua Forma Divina in ogni immagine di Lui, in ogni uomo, affinché noi potessimo sperimentare la presenza di Cristo nella nostra vita e riconoscere questa Presenza nell'altro, in ogni nostro fratello e sorella , in ogni essere umano.
***
Gravati da questa triplice colpa, cosa può chiedere, allora, miei fratelli e sorelle, l'esortazione del santo innografo "elevatevi!" a ognuno di noi ?
Se non siamo ristabiliti e rinnovati, come possiamo, ahimè, essere spiritualmente "elevati" con la glorificazione e il rendimento di grazie? E come possiamo sollevare il mondo intero con noi al livello di un Nuovo Inizio, al Mistero di una Nuova Creazione, alla comunione della Santissima Trinità?
Egli "si abbassò " per trovare la Sua immagine. Ci "abbassiamo" noi con amore a cercare l'immagine di Lui nella persona del nostro fratello?
Egli ci ha dato il carisma di contemplarlo nella persona del nostro prossimo .Ma Lo contempliamo noi con timore, profondo rispetto e cura fino all'auto-sacrificio nella persona del nostro fratello?
È veramente una grande tragedia vedere, con sempre maggiore chiarezza, che, in generale, i cristiani – e non parliamo qui di quelli indifferenti alla fede ma piuttosto di coloro che sono vicini alla Chiesa – hanno allontanato dalla loro mente l'immagine di Dio,i loro fratelli e sorelle, si sono ritirati nei confini angusti dei loro affari e problemi personali, si sono dimenticati dell'amore di auto-sacrificio, un amore "costoso"; non offrono la loro vita l'uno per l'altro; negano in pratica la confessione della Santissima Trinità, dal momento che non vivono nel modo della Trinità, cioè in uno spirito di reciprocità e di amore reciproco .
«Quando, però, non viviamo uno per l'altro, siamo già morti», scrive un noto poeta greco contemporaneo.
***
Davanti alla divina culla di Betlemme, miei fratelli e sorelle in Cristo, poniamoci oggi qualche sincera autocritica .
Forse non viviamo affatto l'uno per l'altro? Forse siamo già morti ?
Forse non siamo affatto templi del Santo Spirito? Forse non abbiamo saputo rendere la nostra vita una liturgia. Una liturgia trina d'amore, in cui Dio, noi e il nostro fratello concelebriamo; una liturgia che, attraverso l'amore e nell'amore, santifica il mondo e bandisce gli elementi demoniaci e profani del mondo?
Rispondendo a queste domande in tutta sincerità , credo che saremo sostenuti in modo sostanziale, non solo nel celebrare il Nuovo Inizio inaugurato dal Dio incarnato, ma anche a partecipare risolutamente a questo nuovo inizio, sperimentando in tal modo, nella nostra vita, da questa momento in poi, il rinnovamento incessante tra la Luce e la gloria della Santissima Trinità.
È allora che saremo veramente " elevati ", allora potremo cantare con costanza dal cuore:
«Cristo nasce, glorificatelo!
Cristo scende dai cieli, andategli incontro.
Cristo è sulla terra, elevatevi!»
Che la protezione della Tutta Santa Madre di Dio e la benedizione del nostro Gheronda e Padre, il Metropolita Cipriano, di beata memoria , sia sempre con noi, a nostro rafforzamento, guida e consolazione. Amen !

La Santa Natività di Nostro Salvatore Gesù Cristo , 2013
Il vostro umile intercessore davanti al nostro Signore incarnato,
† Metropolita Cipriano di Oropòs e Filì,
Presidente della Santa Sinodo in Resistenza

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[11/27/13]   Chiesa Ortodossa, tra ricchezza e differenze




ORTODOSSI
Intervista al vescovo Silvano Livi che presenta una ricerca nella quale racconta l’ecumenismo visto dagli ortodossi
RAFFAELE GUERRA
ROMA

“L’Ortodossia e gli altri” (Il Cerchio, Rimini 2013) è un libro controverso, che desterà polemiche. È uno studio storico, puntuale e ricchissimo di documenti, sull’ecumenismo visto dagli ortodossi. Un’altra grande novità è che si tratta di un testo che ricostruisce in maniera obiettiva la storia della cosiddetta “Resistenza ortodossa”, cioè di diocesi e intere chiese che sono entrate in conflitto con i grandi patriarcati dopo la riforma del calendario liturgico del 1924 e l’ingresso nel World Council of Churches.
La prima parte del libro è una ricostruzione storica, la seconda, invece, presenta vari documenti in prima traduzione italiana: testi ufficiali di Pio IX, Leone XIII e dei patriarchi orientali, più il catechismo di Filarete di Mosca, “Le tesi ecclesiologiche dei resistenti ortodossi” del metropolita Cipriano di Oropos e Phili e “L’anatema contro l’ecumenismo” della Chiesa Russa Fuori Frontiera.

Abbiamo incontrato l’autore, il vescovo Silvano Livi, che è a capo della diocesi ortodossa di Luni, un esarcato italiano della Metropoli resistente greca di Oropos e Phili con sede a Pistoia, dove c’è anche una Facoltà Teologica Ortodossa.

Qual è l’intento del libro?
Innanzitutto questo libro si colloca sulla scia degli altri miei testi pubblicati in Italia, che vogliono rendere testimonianza della mia fede. Nel 1984, infatti, feci la scelta travagliata e sofferta di convertirmi all’Ortodossia, lasciando con dolore la Chiesa Cattolica in cui ero cresciuto, avevo ricevuto la formazione teologica e in cui esercitavo il ministero sacerdotale. Ho scritto questo nuovo libro soprattutto perché nel nostro paese le chiese della Resistenza ortodossa sono spesso confuse con chiese di vescovi autonominati, parasinagoghe, circoli strampalati più simili a sette che a realtà ecclesiali.

Nel libro individua una “grande rottura” nella storia contemporanea delle Chiese Ortodosse…
Sì, si tratta di una grande frattura storica, discontinua nel tempo. Nei primi del Novecento, il mondo che gravita intorno al Patriarcato di Costantinopoli, già diviso dopo la creazione dei patriarcati locali, subisce una frattura con l’enciclica del locum tenens patriarcale Doroteo di Prusa. La grande rottura della tradizione ortodossa, però, viene con l’opera del patriarca Melezio IV (Metaxakis) e i cambiamenti al calendario liturgico su modello di quello gregoriano. In questa riforma si trovano le basi dell’attuale ecumenismo e di un dialogo interconfessionale che non è basato sull’opportunità, la chiarezza, la Verità, la continuità della Tradizione biblico-patristica. In altri termini, si tratta di dinamiche estrinseche alla stessa Chiesa Ortodossa; basti pensare al ruolo giocatovi dalla massoneria: come sappiamo ormai dai documenti storici, il patriarca Melezio IV era un alto grado massonico.

Ad ogni modo, il rapporto del Patriarcato di Costantinopoli con la massoneria è continuato nel tempo: sappiamo che il patriarca Athenagoras I era anch’egli un alto grado massonico. Stiamo quindi parlando di un “ecumenismo politico”: il presidente greco Venizelos dell’inizio del Novecento e il Patriarca Melezio IV, entrambi massoni, concepivano la politica civile e quella ecclesiastica come parallele e convergenti. Cominciò così un rapporto falsificato con il mondo latino, in cui la Chiesa Ortodossa rinunciava improvvisamente ad essere l’Unica, Santa, Cattolica ed Apostolica Chiesa del Simbolo della fede e delle encicliche patriarcali dell’Ottocento. Il dialogo fra le due Chiese nasceva male e, a mio avviso, finirà male: con un aggravamento della frattura o con un umanismo sincretistico tra le fedi religiose.

Nel libro parla anche di una grande frattura storica all’interno dell’Ortodossia russa, fondamentale per comprendere le dinamiche di oggi.
Sì, diciamo che, tra la fine degli anni Venti e i Trenta, mentre molti santi gerarchi della Chiesa russa morivano nei gulag insieme agli intellettuali e ai dissidenti del popolo, il metropolita Sergio conduceva una vita lussuosa piegando la Chiesa sotto il Partito Comunista, avviando così quella che è, in Russia, la chiesa patriarcale di oggi. Questa è la grande frattura dell’Ortodossia russa, consumatasi nell’Unione Sovietica, e di cui oggi, ripeto, vediamo la prosecuzione. Anche in Russia, ai tempi dell’URSS come oggi, politica civile e politica ecclesiastica erano e sono parallele: cos’è il Patriarcato di Cirillo se non un sostegno incondizionato religioso della politica autoritaria di Putin?

Dunque possibile un altro tipo di dialogo tra le confessioni cristiane?

Il dialogo è possibile e auspicabile, ma a condizione che sia condotto veramente nel segno della Verità e non del compromesso. Credo sinceramente che oggi abbiamo bisogno di un tale dialogo. Proprio il papa Francesco I ha paragonato la Chiesa ad un campo su cui sia avvenuta una battaglia, parlando dell’umanità ferita dei nostri contemporanei nel tempo della secolarizzazione, in cui gli esseri umani si allontanano dalle chiese, tanto in Italia quanto in Grecia. Questo mondo ha bisogno di aiuto, amore, misericordia. La Chiesa, però, deve essere misericordiosa senza scendere nelle scempiaggini sentimentali che hanno un subitaneo effetto mediatico. Essa deve essere misericordiosa, ma avendo alle spalle la solidità della regola della fede e della disciplina, senza compromessi. La Fede è quella che ci viene dagli Apostoli e dai sette Concili Ecumenici, più quello presieduto da san Fozio il Grande, in cui i cinque patriarcati storici si ritrovarono uniti, grazie anche alla grande figura del papa Giovanni VIII.

Cosa pensa delle attuali dinamiche del movimento ecumenico?
Penso che la Chiesa Cattolica dialoghi spesso con maggiore buona fede di molti gerarchi ortodossi. Per fare un esempio, il Patriarcato di Costantinopoli ha certamente firmato la Dichiarazione di Balamand e riconosce la validità del battesimo cattolico. Se però Costantinopoli si impegna nella conversione di un chierico, questi viene ribattezzato in Grecia, lontano dal clamore. Infatti, molti influenti ambienti ortodossi, a partire dal Monte Athos, non accetterebbero mai un chierico ortodosso che non abbia ricevuto il battesimo ortodosso. Insorgerebbero. Del resto, il Patriarcato di Costantinopoli è tollerato in Grecia solo per ragioni puramente storiche e nazionalistiche.

Le Chiese Ortodosse “in resistenza”, contrarie all’ecumenismo attuale e ai cambiamenti nel calendario liturgico ortodosso, sono state oggetto di forti e violente persecuzioni, soprattutto in Grecia. Perché l’Ortodossia è così legata al calendario liturgico giuliano da avviare una Resistenza ecclesiastica e un grande movimento di popolo contro la sua manomissione?

In primo luogo, il calendario cosiddetto “nuovo” imposto nel 1924 da Melezio IV, dividendo i cicli pasquali da quelli fissi, crea una confusione liturgica enorme. Allo stesso tempo, il calendario giuliano, diventando un ibrido, perde una delle caratteristiche fondamentali per un qualsiasi calendario liturgico: l’armonia e la ritmicità. La questione, però, oltre che liturgica e canonica, è dogmatica: il calendario “nuovo” è per gli ortodossi il primo cedimento di ecumenismo politico all’Occidente.

Spesso i Patriarcati maggiori accusano la Resistenza Ortodossa di “non-canonicità”. Come risponde a un’affermazione del genere?

Nel libro c’è un articolo, scritto con il padre Stefano Dell’Isola, intitolato “Canonicità e cattolicità”. Esso trova il suo senso fondamentale proprio nella congiunzione dei due concetti: è canonica una Chiesa che è cattolica. Il principio di cattolicità , quindi di canonicità, non è estrinseco alla Chiesa, ovvero non è dato dalla comunione di una Chiesa con un’altra, ma è interno a ciascuna Chiesa locale. Questa è cattolica e canonica se si verificano tre condizioni: segue la regula fidei (Apostoli, Concili, Padri), segue la regula disciplinae (canoni etici e disciplinari dei Concili ecumenici), è presieduta da un vescovo che possiede la successione apostolica. Questa è la dottrina di sant’Ignazio di Antiochia, il fondatore dell’ecclesiologia. Nella Resistenza ortodossa sussistono senza dubbio le tre condizioni fondanti della Chiesa. L’accusa di non canonicità è ridicola. La Russian Orthodox Church Outside Russia, ad esempio, fu sempre ritenuta non-canonica dal Patriarcato di Mosca, eppure nel 2007 le due Chiese si sono unite come se nulla fosse. È mero opportunismo delle circostanze.

Qual è secondo lei il livello generale della convivenza interreligiosa in Italia? Pensa che lo Stato italiano abbia una propria politica religiosa?

Dico chiaramente che lo Stato italiano non ha alcuna politica religiosa al di fuori di quella che vede gli schieramenti politici impegnati ad assicurarsi gli appoggi della CEI e della Chiesa Cattolica. Anche dopo la presentazione della proposta d’intesa allo Stato italiano, ho scritto a vari esponenti politici e di governo per sensibilizzarli sul tema della libertà religiosa. Non ho mai ottenuto un solo rigo di risposta. Eppure la nostra diocesi ortodossa è quella che ha più italiani tra ministri di culto e fedeli, in proporzione. In Italia, però, non c’è uguaglianza religiosa. Nella nostra Costituzione la Chiesa Cattolica è riconosciuta indipendente e sovrana: non è lo Stato del Vaticano ad avere riconosciuta la sovranità, ma l’istituzione religiosa. La Chiesa Cattolica sarà quindi sempre “più uguale” delle altre confessioni. Ad esempio, un divorzio emanato da un tribunale ecclesiastico della Chiesa Cattolica viene omologato, nel suo valore, da una corte d’appello italiana. Un divorzio pronunciato secondo il diritto canonico ortodosso da un tribunale ecclesiastico ortodosso di una Chiesa pur riconosciuta dallo Stato come la nostra non ha invece alcun valore civile. Ci spieghino i nostri politici se questa è uguaglianza.


Come considera la politica delle intese fra Stato e confessioni religiose? Non pensa si tratti di una peculiare anomalia italiana nel contesto europeo?

I diritti civili non assicurati in Italia sono ancora molti. Oggi si pensa a quelli di moda, liberal-chic, come ai più importanti. Se però si legge Locke, il padre del liberalismo, si vede che il diritto alla libertà e all’uguaglianza religiosa dovrebbe essere tra i primi ad essere riconosciuto. Quando i padri costituenti redassero la Costituzione pensavano alle intese come qualcosa di simmetricamente opposto a quello che sono diventate oggi. Essi, infatti, si aspettavano che una delle prime leggi da approvare fosse una legge-quadro sull’uguaglianza religiosa che sostituisse quella del 1929. Le intese, nelle loro intenzioni, dovevano ridursi a strumenti di soluzione di problemi particolari delle singole confessioni. Ad esempio, il riconoscimento dei giorni festivi doveva passare attraverso le intese, in quanto si tratta di una questione particolare di ciascuna singola confessione, non risolvibile all’interno di una legge-quadro. Le intese si sarebbero dovute inserire nella loro particolarità all’interno di una legge-quadro uguale per tutte le confessioni. In Italia, però, manca tutt’ora una legge-quadro e quella fascista del 1929 è quasi inesistente, in quanto è stata progressivamente falcidiata dalla Corte Costituzionale. L’intesa, quindi, supplisce alla mancanza di una legge-quadro. C’è stato un completo deragliamento.

In questa secolare continuità della Tradizione Ortodossa, che lei ha richiamato, come si colloca la libertà cristiana e le esigenze concrete, anche storiche e contingenti, degli esseri umani?

La Chiesa Ortodossa non ha mai rinunciato alla misericordia, né alla libertà. Ad esempio, pur credendo fermamente nella indissolubilità del matrimonio, ha sempre concesso, in ragione di economia pastorale, ai coniugi divorziati le seconde nozze, sebbene a certe condizioni. La Chiesa Ortodossa ha sempre lasciato alla facoltà di discernimento dei padri spirituali di poter decidere non solo sulla base della legge e dei canoni, che devono essere al servizio della persona, ma soprattutto sulla base della libertà cristiana. È fondamentale, però, la saldezza di una regula fidei e di una regula disciplinae. Il relativismo non aiuterà alcun dialogo. La Chiesa deve fondarsi su tre pilastri: Scrittura, Concili, Padri. Su queste basi la Chiesa deve dispensare l’economia divina e la misericordia. Per andare incontro alle esigenze degli esseri umani, la Chiesa non deve fondarsi su una mentalità liberal-chic di matrice umanistico-borghese, in cui tutto è permesso, ma sul Vangelo.

Come deve porsi, a suo giudizio, l’Ortodossia nei confronti della secolarizzazione dei nostri giorni?

Deve tenere ferma come certezza la verità della fede, proprio perché proveniente da una Rivelazione e non dall’empiria. Questa verità è sempre più necessaria nel mondo secolarizzato. Oggi la scienza promette la liberazione dall’angoscia e dalla morte, un paradiso terrestre, in un certo senso sostituendosi alle promesse che in passato appartenevano alla religione. La scienza, però, non è più quella della verità incontrovertibile e si basa su un metodo ipotetico e probabilistico. Il suo paradiso è dunque ipotetico e probabile, e non può che generare senso di precarietà e angoscia. Lo stesso vale per la filosofia: l’idea di un pensiero debole è sempre trionfante. In un tale contesto, solo la vera e incontrovertibile fede cristiana può liberare l’essere umano dall’angoscia assoluta che si prospetta. Eppure, in Occidente vedo affermarsi teologie che hanno rinunciato alla certezza e all’incontrovertibilità; teologie basate su un umanesimo cristiano e non sulla verità del dogma. Esse stesse, dunque, possono diventare fonte di angoscia. L’Ortodossia rimane il baluardo della certezza e della incontrovertibilità della fede. Se essa stessa perderà questa fermezza, per l’essere umano sarà persa ogni speranza.

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